15/11/12

Montedoglio, salito di 10 metri.

Se fino a qualche giorno fa la diga di Montedoglio era stata ribattezzata come la "pozza delle nane", perché di acqua ne era rimasta ben poca a causa della perdurante siccità estiva, dopo le abbondanti piogge cadute negli ultimi giorni qualcosa è cambiato. Lo dice Claudio Marcelli, vicesindaco di Pieve Santo Stefano, Comune nel cui territorio ricade la maggior parte del bacino: circa il 90%. "Si può ben vedere anche a occhio nudo (nella foto) che l'invaso di Montedoglio negli ultimi giorni è cresciuto di molto – spiega Claudio Marcelli –
ragion per cui ho chiesto informazioni direttamente a Ente Acque e la cosa mi è stata confermata: solamente negli ultimi dieci giorni, il lago è aumentato di ben dieci metri. Aveva una portata di acqua di circa 32 milioni di metri cubi prima dell'avvento degli agenti atmosferici, oggi è ben oltre i 60 milioni di metri cubi: è quindi quasi raddoppiato! Nelle ultime ventiquattro ore (ci riferiamo alla giornata di lunedì, ndr), quelle di maggior afflusso al lago dal bacino imbrifero che sta a nord, sono confluiti mediamente 50 metri cubi di acqua al secondo, con punte massime di 350 metri cubi al secondo. Dopo l'evento del 29 dicembre 2010 – continua il vicesindaco di Pieve - è stato fissato un nuovo limite massimo per l'invaso che è di 383-384 metri sul livello del mare; bene, attualmente siamo a 380. Ma c'è una cosa da dire: quando è crollato il muro, chiaramente la parte di Valtiberina posta a sud della diga ha avuto paura e ha avuto ragione; in quel momento sono usciti 600-700 metri cubi al secondo di acqua, che però ha trovato un territorio asciutto a monte. Se dovesse accadere che l'Ente Irriguo fosse costretto a rilasciare tutta l'acqua che entra da nord verso sud e trovassero la Valtiberina Toscana impreparata – precisa Marcelli - succederebbe che con 350 metri cubi al secondo scaricati nel Tevere sottostante vi sarebbe acqua in molti campi e centri abitati. La Valtiberina e le istituzioni debbono ben capire che ci sono due grandi cose da salvaguardare: in primo luogo l'invaso, che in questi casi è rivalutato perché lamina le piene e a sud ha fatto dimenticare ad alcune frazioni umbre di andare sott'acqua; in secondo luogo, bisogna mettere mano al reticolo del Tevere e sistemare tutti gli altri fossi alternativi per far defluire l'acqua. Sono passati due anni e credo sia necessario mettere mano a rifare il muro – sono sempre parole di Marcelli - ma non nascondiamoci: noi vogliamo dare al lago di Montedoglio una configurazione diversa. Vogliamo farlo vivere all'interno delle varie comunità e dare quello che molti reclamano: uno sviluppo turistico. Pieve Santo Stefano, durante l'ultimo consiglio comunale, ha approvato tre importantissime varianti urbanistiche per incentivare l'uso delle sponde per la ricezione turistica, però, a chi investe cosa gli diciamo? Che non siamo in grado di rifare un muro, che non siamo buoni a mantenere il lago e a tenerlo pulito? Questo non lo possiamo dire! Crediamo in noi stessi e sicuramente il risultato lo possiamo ottenere".

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