"In questi ultimi mesi leggo con
interesse tutti gli interventi che riguardano il futuro delle Province,
equamente divisi fra chi è favorevole alla loro chiusura e chi no.
Con questo mio intervento vorrei
aggiungere, oltre a quelle più volte indicate, altre ragioni sia tecnico/contabili,
che di mancato coraggio politico da parte di coloro, nella nostra Regione
prettamente di sinistra, hanno gestito, governato e legiferato in questi ultimi
15 anni.
Partirei da quelle contabili:
negli ultimi 15 anni le provincie italiane si sono trovate assegnate nuove
competenze che prima erano di altri enti statali, la principale di queste ha
riguardato la viabilità ex Anas, infatti, tutti gli amministratori provinciali
si sono trovati a dover gestire le ingenti risorse assegnate dallo stato per
poter impostare programmi di manutenzioni ordinarie e straordinarie, una
quantità di risorse che li hanno costretti anche a doversi dotare di strutture
tecniche, che prima non avevano, creando di fatto tante piccole Anas, una ogni
Provincia.
Questo, di riflesso, ha generato anche
l’aumento vertiginoso delle spese per il personale e della spesa corrente per
poter garantire uffici attrezzature ecc., basti pensare che ormai una Provincia
come quella di Arezzo, 337000 abitanti, incassa, sommando tutti i titoli, circa
113 milioni di euro pari a € 335,12 ad abitante e ne restituisce, calcolando
quelli indicati nel piano degli investimenti che tutti noi sappiamo è
considerato il libro dei sogni, € 101,00 in investimenti, quindi
il 70% delle entrate se ne va in attività diverse dagli investimenti, certo a
questi dobbiamo togliere quelle risorse destinate alla formazione lavoro, altra
grande delega affidata alle Province, ma la sostanza dice che gran parte delle
entrate se ne va in burocrazia e nel mantenimento della struttura.
Che dire poi quando scopri che,
nonostante la spesa annua per il personale di 18 milioni di euro, la Provincia
deve ricorrere ad altri incarichi, consulenze e convenzioni con terzi per
ulteriori € 800.000,00 annui, ti rendi conto che chi ha amministrato non ha
lavorato per creare professionalità interna provocando, indirettamente,
frustrazione nel personale che può arrivare al menefreghismo e poi degenerare nell’inefficienza.
Come dicevo all’inizio però
esistono anche motivazioni legate al poco coraggio o alla mancanza di un
disegno politico complessivo per i quali ormai l’opinione pubblica identifica
le province come enti inutili, non è facile da spiegare e per fare ciò dobbiamo
risalire al 1994/1995.
In quegli anni la Regione Toscana
ha iniziato a legiferare la riforma dei servizi locali, (acqua, rifiuti, case
popolari, casa della salute, gestione associata di alcuni servizi comunali ecc.) iniziando a dare corpo alla nascita dei vari
ATO, “Ambito Territoriale Ottimale”, tutte forme di gestione o controllo dei
servizi che hanno di fatto bay-passato la Provincia, delegando direttamente i
Comuni alla creazione “obbligatoria” di questi nuovi, ed aggiungo io inutili,
enti intermedi non eletti direttamente ma “nominati”.
Ed è proprio qui che gli
amministratori Provinciali hanno sbagliato determinando quello che oggi si
rende necessario, la chiusura delle Province.
Questi amministratori, convinti
dalle segreterie di partito, non si sono accorti che la Regione stava dando
loro la carota, tante nomine ben retribuite senza il controllo dell’elettore,
preparando il bastone.
Oggi infatti la reazione
dell’opinione pubblica, giustamente indignata, è indirizzata prevalentemente
nei confronti delle assemblee elettive identificate come inefficienti, sprecone
e dispensatrici di prebende a politici che a volte non riescono nemmeno a
comprendere il mandato elettorale affidato, mentre sembra che passino inosservati
tutta una serie di enti creati come funghi che però hanno il vantaggio di non
essere eletti direttamente e quindi il cittadino non ne conosce la loro funzione
se non addirittura l’indirizzo.
Come ricordavi nel tuo articolo è
necessaria una riforma costituzionale per modificare la struttura degli enti
intermedi, questa non è uno scherzo, per ridistribuire competenze e per dare
corpo a quella sussidiarietà tanto proclamata quanto poco praticata.
Carissimo Cacciaguida, da domani
ci sarà la necessità di modificare l’assetto della gestione del territorio per
ricreare un sentimento di fiducia diffuso fra i cittadini nei confronti dello
Stato e di coloro che al servizio di questo dedicano il loro tempo, ed è per
questo che io credo, come richiama spesso nei suoi interventi l’ON. VALDUCCI,
che dovremmo dare ricette fattibili nel più breve tempo possibile, io credo che
fin da subito la scure del tagliatore di sprechi si dovrebbe abbattere, e per
questo non necessita una riforma costituzionale, proprio su tutta questa
miriade di enti intermedi attribuendo le loro competenze alle Province, queste,
attraverso un nuovo patto di stabilità, di Tremontiana memoria che le impegni
nel ridurre sprechi, potranno tornare ad avere un ruolo, quel ruolo di sintesi,
in un territorio omogeneo come quello delle Province, che in questi anni è
venuto a mancare.
Come Consigliere Provinciale di
minoranza mi sono trovato decine di volte a criticare l’operato
dell’Amministrazione Provinciale, ho criticato le spese inutili, gli incarichi
esagerati, i bilanci che non ridistribuiscono ingenti avanzi di amministrazione
creati ad arte per sfuggire al patto di stabilità ecc. ecc., però non posso
scordarmi che il Consiglio Provinciale viene eletto democraticamente e che
democraticamente, chiarendo agli elettori i nostri programmi, può cambiare
maggioranza.
Io credo che se gli
amministratori, sia di Centro-Destra che di Centro-Sinistra, sapranno proporsi
seriamente con una razionalizzazione delle strutture di governo e della spesa
pubblica allora si potranno salvare le Province, se non succede questo è meglio
un bel taglio che sa tanto di demagogia ma che in fondo la classe politica si
merita………"
Claudio Marcelli
Consigliere
Provinciale di Arezzo
FORZA ITALIA
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