30/08/12

Si può abolire le Province, ma prima…. (era il 2008!)

Carissimi amici sotto troverete mio articolo pubblicato su "Il Giornale della Toscana" nel novembre del 2008, cioè quando iniziava la polemica sulle Province, poco è cambiato da allora le Province ancora esistono in contemporanea c'è una grande confusione sulla nuova riforma che il governo Monti intende fare.... leggete e poi se volete commentiamolo.
 
"In questi ultimi mesi leggo con interesse tutti gli interventi che riguardano il futuro delle Province, equamente divisi fra chi è favorevole alla loro chiusura e chi no.


Con questo mio intervento vorrei aggiungere, oltre a quelle più volte indicate, altre ragioni sia tecnico/contabili, che di mancato coraggio politico da parte di coloro, nella nostra Regione prettamente di sinistra, hanno gestito, governato e legiferato in questi ultimi 15 anni.

Partirei da quelle contabili: negli ultimi 15 anni le provincie italiane si sono trovate assegnate nuove competenze che prima erano di altri enti statali, la principale di queste ha riguardato la viabilità ex Anas, infatti, tutti gli amministratori provinciali si sono trovati a dover gestire le ingenti risorse assegnate dallo stato per poter impostare programmi di manutenzioni ordinarie e straordinarie, una quantità di risorse che li hanno costretti anche a doversi dotare di strutture tecniche, che prima non avevano, creando di fatto tante piccole Anas, una ogni Provincia.

Questo, di riflesso, ha generato anche l’aumento vertiginoso delle spese per il personale e della spesa corrente per poter garantire uffici attrezzature ecc., basti pensare che ormai una Provincia come quella di Arezzo, 337000 abitanti, incassa, sommando tutti i titoli, circa 113 milioni di euro pari a € 335,12 ad abitante e ne restituisce, calcolando quelli indicati nel piano degli investimenti che tutti noi sappiamo è considerato il libro dei sogni,  101,00 in investimenti, quindi il 70% delle entrate se ne va in attività diverse dagli investimenti, certo a questi dobbiamo togliere quelle risorse destinate alla formazione lavoro, altra grande delega affidata alle Province, ma la sostanza dice che gran parte delle entrate se ne va in burocrazia e nel mantenimento della struttura.

Che dire poi quando scopri che, nonostante la spesa annua per il personale di 18 milioni di euro, la Provincia deve ricorrere ad altri incarichi, consulenze e convenzioni con terzi per ulteriori € 800.000,00 annui, ti rendi conto che chi ha amministrato non ha lavorato per creare professionalità interna provocando, indirettamente, frustrazione nel personale che può arrivare al menefreghismo e poi degenerare nell’inefficienza.

Come dicevo all’inizio però esistono anche motivazioni legate al poco coraggio o alla mancanza di un disegno politico complessivo per i quali ormai l’opinione pubblica identifica le province come enti inutili, non è facile da spiegare e per fare ciò dobbiamo risalire al 1994/1995.

In quegli anni la Regione Toscana ha iniziato a legiferare la riforma dei servizi locali, (acqua, rifiuti, case popolari, casa della salute, gestione associata di alcuni servizi comunali ecc.)  iniziando a dare corpo alla nascita dei vari ATO, “Ambito Territoriale Ottimale”, tutte forme di gestione o controllo dei servizi che hanno di fatto bay-passato la Provincia, delegando direttamente i Comuni alla creazione “obbligatoria” di questi nuovi, ed aggiungo io inutili, enti intermedi non eletti direttamente ma “nominati”.

Ed è proprio qui che gli amministratori Provinciali hanno sbagliato determinando quello che oggi si rende necessario, la chiusura delle Province.

Questi amministratori, convinti dalle segreterie di partito, non si sono accorti che la Regione stava dando loro la carota, tante nomine ben retribuite senza il controllo dell’elettore, preparando il bastone.

Oggi infatti la reazione dell’opinione pubblica, giustamente indignata, è indirizzata prevalentemente nei confronti delle assemblee elettive identificate come inefficienti, sprecone e dispensatrici di prebende a politici che a volte non riescono nemmeno a comprendere il mandato elettorale affidato, mentre sembra che passino inosservati tutta una serie di enti creati come funghi che però hanno il vantaggio di non essere eletti direttamente e quindi il cittadino non ne conosce la loro funzione se non  addirittura l’indirizzo.

Come ricordavi nel tuo articolo è necessaria una riforma costituzionale per modificare la struttura degli enti intermedi, questa non è uno scherzo, per ridistribuire competenze e per dare corpo a quella sussidiarietà tanto proclamata quanto poco praticata.

Carissimo Cacciaguida, da domani ci sarà la necessità di modificare l’assetto della gestione del territorio per ricreare un sentimento di fiducia diffuso fra i cittadini nei confronti dello Stato e di coloro che al servizio di questo dedicano il loro tempo, ed è per questo che io credo, come richiama spesso nei suoi interventi l’ON. VALDUCCI, che dovremmo dare ricette fattibili nel più breve tempo possibile, io credo che fin da subito la scure del tagliatore di sprechi si dovrebbe abbattere, e per questo non necessita una riforma costituzionale, proprio su tutta questa miriade di enti intermedi attribuendo le loro competenze alle Province, queste, attraverso un nuovo patto di stabilità, di Tremontiana memoria che le impegni nel ridurre sprechi, potranno tornare ad avere un ruolo, quel ruolo di sintesi, in un territorio omogeneo come quello delle Province, che in questi anni è venuto a mancare.

Come Consigliere Provinciale di minoranza mi sono trovato decine di volte a criticare l’operato dell’Amministrazione Provinciale, ho criticato le spese inutili, gli incarichi esagerati, i bilanci che non ridistribuiscono ingenti avanzi di amministrazione creati ad arte per sfuggire al patto di stabilità ecc. ecc., però non posso scordarmi che il Consiglio Provinciale viene eletto democraticamente e che democraticamente, chiarendo agli elettori i nostri programmi, può cambiare maggioranza.

Io credo che se gli amministratori, sia di Centro-Destra che di Centro-Sinistra, sapranno proporsi seriamente con una razionalizzazione delle strutture di governo e della spesa pubblica allora si potranno salvare le Province, se non succede questo è meglio un bel taglio che sa tanto di demagogia ma che in fondo la classe politica si merita………"

 

Claudio Marcelli

Consigliere Provinciale di Arezzo

FORZA ITALIA

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